Memorie di una figlia
Ricordando Lia De Gasperi a un anno dalla sua scomparsa
A un anno da quel 30 maggio 2025 in cui si spense Lia De Gasperi, la terzogenita di Alcide e Francesca, la Fondazione Trentina Alcide De Gasperi vuole ricordare lei e il suo modo luminoso di attraversare la storia con un omaggio pensato per tutte e tutti.
Il libro Memorie di una figlia, distribuito in versione cartacea alla scorsa Lectio degasperiana, è ora disponibile per la vostra lettura. Sia sfogliabile direttamente online o scaricabile come pdf.
Sono le memorie di una figlia, raccontate con naturalezza, come si fa tra amici. Uno sguardo sincero su Alcide De Gasperi e la sua famiglia.
Brani di vita che ci fanno entrare come amici cari nella quotidianità della famiglia De Gasperi e, attraverso lo sguardo prima di una bimba e poi di una donna, ci mostrano una prospettiva inedita sugli eventi di quegl'anni, che proiettano sulla vicenda degasperiana un senso di grande umanità.
Le parole di Lia le puoi leggere direttamente online: LEGGI IL LIBRO
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L'INCIPIT
Quando abitavamo a Roma, al quinto piano di un palazzo in via Bonifacio VIII, non c’erano altre case davanti. Le finestre davano su San Pietro e vedevamo il Cupolone e la loggia di San Pietro dalla quale si affacciava il Papa, anche se era un’apparizione rara. Papà amava quella visuale e non voleva perderla, perciò aveva detto alla mamma di non mettere tende alle finestre.
Papà era arrivato a Roma nel 1921, dopo la fine della guerra, quando era stato eletto dai trentini deputato. All’inizio abitava principalmente a Trento, dove ancora dirigeva il giornale “Il nuovo Trentino”. Poi arrivò il fascismo, ci fu l’Aventino, gli bruciarono il giornale e finì fuori dalla politica. Alla fine del 1926 la persecuzione fascista si fece più dura, iniziò a temere per la sua incolumità e dovette nascondersi in casa di questo e di quello. [...]
Riuniti sotto lo stesso tetto e ristabilita una possibilità di vita, nel 1930 sono nata io e nel 1933 Paola. Nel frattempo, da via Montesanto eravamo andati ad abitare in via Bonifacio VIII.
Quindi, di noi quattro figlie, le due sorelle più grandi, Maria Romana e Lucia, sono nate a Trento e sono arrivate a Roma che avevano 7 o 8 anni; io e Paola invece siamo nate a Roma. Tra me e la seconda delle sorelle più grandi, Lucia, c’erano sei anni di distanza e io divenni la coccola del papà. Da principio aveva sperato in un “Paolo”, un figlio maschio da chiamare così perché aveva grande ammirazione per San Paolo. La prima figlia l’avevano chiamata Maria Romana in memoria del nonno materno, Romano Romani. Poi era venuta Lucia, poi io, Lia.
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